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Sugar Recensione: Colin Farrell è un ‘true detective’ neo-noir

Abbiamo visto Sugar, serie tv neo-noir di Apple TV+ con Colin Farrell diretta da Fernando Meirelles: la recensione.

L’imperdibile serie tv hard-boiled Sugar, da questa settimana in uscita con i primi episodi in esclusiva sulla piattaforma di streaming on demand Apple TV+ (che neanche a dirlo, back-to-back con Manhunt sulla caccia all’assassino del presidente Lincoln, si dimostra l’unico servizio che vale la pena avere davvero), ce ne ha per tutti.

Sugar Serie TV AppleTV

Per chi adora Colin Farrell, il suo indimenticabile Ray Velcoro, per chi come chi scrive è e sempre sarà un fan della criminalmente sottovalutata True Detective 2 (a proposito, la recensione di True Detective 4 è a un click di distanza), per chi venera i personaggi lerci e dalla dubbia moralità dei romanzi di James Ellroy, per quelli che impazziscono al solo pronunciare la parola ‘private eye’, l’occhio privato sinonimo di detective a pagamento ed emblema di una corrente letteraria nichilistica che è anche uno stile non di vita ma di visione del mondo.

Sugar: la serie tv per gli amanti del noir

E ancora per i fan del noir investigativo, ovviamente, sia classico che new, ma pure dei cani e dei gatti, e anche del cinema e della vita e della realtà e della sua rappresentazione, del jazz perché no e di Los Angeles soprattutto, tanto di notte quanto di giorno, possibilmente di notte comunque perché ‘dopo mezzanotte nessuno fa più caso a niente’.

Senza dimenticare il mitico voice-over, uno strumento narrativo che è diventato esso stesso sinonimo della narrazione che rappresenta, o le dissolvenze, perfino le triple dissolvenze, e citando infine anche Fernando Meirelles, lo stesso Meirelles di City of Gods, The Constant Gardner, de Il simpatizzante (altra serie seria di HBO con Robert Downey Jr co-creata da Park Chan-wook), e la sua macchina da presa nervosa, la sua regia di tic, il suo montaggio a colpi d’accetta.

Insomma il nome è Sugar, John Sugar, e sta su Apple TV+: qui il trailer e sopra il voto pieno, in mezzo qualche parola a caso, gettata nella nebbia, la nebbia di chi procede a tentoni nella notte cercando verità che forse si celano più dentro sé stesso che là fuori in mezzo agli altri.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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