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Super Mario Bros. Recensione: il gioco Nintendo diventa un film

Illumination e Nintendo uniscono le forze per portare sul grande schermo il mondo di Super Mario Bros, che per la prima volta si fa animato.

Super Mario Bros è il nuovo film della Illumination, lo studio d’animazione fondato dal produttore della DreamWorks Chris Meledandri passato alla cronache nel 2010 con Cattivissimo Me e che ha costruito la sua fortuna sullo spin-off Minions: la nuova fatica, co-prodotta con Nintendo, che ha posto veti grossi come case (o funghi) su cosa i talent della Illumination potessero o non potessero fare, si basa sulla leggendaria saga di videogiochi di Shigeru Miyamoto, creatore di Super Mario che non a caso qui figura come produttore.

Il solito film ‘standard’ della Illumination, quindi, in cui la profondità dell’arte animata rimane ad altezza bimbo senza mai osare di più e nel quale il montaggio offre una sequela di gag una via l’altra e spesso intercambiabili? Non esattamente, perché si da il caso che Super Mario Bros abbia qualche asso nella manica…o qualche power-up speciale, per i più avvezzi.

Mamma mia! It’s Super Mario Bros.

Frenate l’entusiasmo: stiamo effettivamente parlando del solito film Illumination, con immagini e scrittura che faticano a procedere di pari passo per creare qualcosa di più della semplice somma delle due parti e che vive soltanto di momenti, di sprazzi, un concentrato di gag e situazioni fini a sé stesse che spessissimo, guardandole, si ha la sensazione che in fase di montaggio potrebbero venir inserite in qualsiasi punto della narrazione, tanto è infinitesimale il loro contributo all’economia generale del film.

E si, anche se fortunatamente non ai livelli esecrabilmente spudorati di Space Jam 2, anche Super Mario Bros è un’enorme e costosissima pubblicità per i videogiochi Nintendo – pensate a tutto quello che vi viene in mente quando pensate a Nintendo, compresa la console stessa, e state sicuri che prima o poi la vedrete spuntare da qualche parte durante i rapidissimi novanta minuti del film (e se quella cosa a cui avete pensato non c’è, certamente arriverà nel sequel).

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Ma la cosa che funziona veramente in questo film, quella che rende Super Mario Bros una sorta di esperimento unico nel suo genere, è la trovata filologica di portare Mario in un mondo davvero videoludico, che funziona cioè come i videogiochi e non come il cinema: nel film Mario (e suo fratello Luigi) fanno platform come se stessero giocando ad un videogame della serie di Super Mario, e proprio come dei videogiocatori (ma senza i bestemmioni) dovranno provare e riprovare e riprovare senza mai arrendersi per poter andare avanti nella loro avventura – che poi è il meccanismo base dei videogame, diventare più bravi nel gioco a forza di fallimenti. Un’idea potentissima che basterebbe da sola a fare di Super Mario Bros uno degli adattamenti di videogame più riusciti in circolazione, oltre alla resa grafica impeccabile che sembra voler valorizzare (riuscendoci) ogni singolo dettaglio e ogni singola superficie dei mondi visitati.

Peccato per il grado zero di complessità tipico della Illumination, che non si sforza neppure nella scelta delle canzoni (ovviamente anni ’80, ma molto meno ricercate di quelle di Tetris) e tanto meno nella risoluzione del finale (preso pari pari dalla Pixar, nella maniera in cui nei film Pixar una verità viene sempre trasmessa da un dispositivo tecnologia, sia esso un desktop o un televisore). Insomma, il solito film Illumination…un po’ più Super.

Voto: 2,5/5

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Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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