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System Shock Remake Recensione

System Shock Remake Recensione: il re degli immersive sim reclama il trono

Un anno dopo l’esordio su PC, System Shock Remake arriva anche su console confermandosi un’eccellenza ancora oggi come 30 anni fa

Un futuro alternativo cyberpunk, soffocanti atmosfere horror, un’ambientazione claustrofobica e SHODAN, ancora oggi uno dei villain più temibili ed inquietanti che l’industria videoludica abbia mai offerto. Questi erano gli ingredienti principali di System Shock, il capolavoro di Looking Glass Studio che nel 1994 stravolse il mondo dei videogiochi offrendo agli appassionati un Immersive Sim davvero “immersivo”, con un utilizzo della fisica e una complessa struttura del gameplay considerati rivoluzionari all’epoca.

Il gioiello prodotto dal visionario Warren Spector è tornato in vita nel 2023 grazie agli sforzi di Nightdive Studios attraverso un remake che ne ha mantenuto intatta l’essenza originale adattandola al tempo stesso ai tempi moderni. Un progetto che però ha avuto una genesi piuttosto travagliata: concepito inizialmente come un remake realizzato tramite il motore grafico Unity e finanziato attraverso Kickstarter, in corso d’opera gli sviluppatori effettueranno più cambiamenti, passando all’Unreal Engine e focalizzandosi su un reboot del franchise, per poi tornare sui propri passi e riprende il piano originale, ossia un rifacimento moderno quanto più fedele possibile al classico originale.

Tra una cosa e l’altra System Shock Remake ci ha messo circa 7 anni per divenire realtà, motivo per cui il suo debutto su PC è stato a suo modo un piccolo evento. Ancora un anno di tempo ed ecco che System Shock Remake diventa realtà anche su console PlayStation e Xbox, dove non ha perso un briciolo del suo smalto al netto di alcuni adattamenti da PC non perfettamente integrati. La sostanza non cambia: System Shock è tornato ed è ancora adesso splendido proprio come trent’anni fa (per i completisti, ecco la nostra Guida al Platino di System Shock Remake).

L’IA più terrificante mai partorita dall’uomo

Ambientato nel 2072 in una realtà dalle atmosfere cyberpunk (se vi piace il genere e il cinema, non perdetevi il nostro speciale sui Migliori Film Cyberpunk), System Shock Remake ci mette nei panni di un hacker senza nome che può essere uomo o donna a seconda della nostra scelta iniziale. L’hacker viene arrestato mentre prova a violare i file riguardanti Citadel Station – una stazione spaziale di proprietà della TriOption Corporation – e condotto davanti a Edward Diego, proprietario della corporazione.

Quest’ultimo si dice disposto a far cadere ogni accusa contro l’hacker in cambio della sua collaborazione per hackerare e liberare SHODAN, l’intelligenza artificiale che controlla Citadel Station, dai limiti etici implementati nella sua programmazione, permettendole così di agire in maniera completamente autonoma. A lavoro ultimato, il protagonista avrebbe ricevuto sofisticati impianti neurali militari per potenziare ulteriormente il suo intelletto. Non avendo molte alternative, l’hacker accetta le condizioni e viola SHODAN, permettendo a Diego di prenderne il controllo.

System Shock Remake

Sei mesi dopo l’hacker si risveglia dal coma indotto per l’implementazione degli impianti per scoprire che la Citadel Station è finita sotto il pieno controllo di SHODAN. Tutti i robot a bordo sono stati riprogrammati per attaccare ogni essere vivente, mentre l’intero equipaggio della stazione è stato ucciso, mutato oppure trasformato in un cyborg. All’interno di un contesto drammatico, dovremo farci strada per fuggire dalla stazione e trovare un modo per contrastare SHODAN, che nel frattempo tenterà di impedirci di scappare sani e salvi.

Quella di System Shock è ancora adesso una delle trame più oscure, inquietanti e coinvolgenti offerte dal panorama degli Immersive Sim, capace di conquistare in un attimo l’attenzione del giocatore seguendo una strada semplice ma efficace: ogni singolo file trovato, che sia audio o testuale, arricchisce una lore fatta di intrighi, misteri e momenti drammatici che ci permettono di avere un quadro sempre più chiaro di come sia precipitata la situazione e di come SHODAN abbia preso il pieno controllo della stazione preparando piani d’espansione ancora più pericolosi.

System Shock Remake 1

A brillare è proprio la caratterizzazione della stessa intelligenza artificiale malvagia che sa come rivelarsi un’antagonista davvero temibile proprio per il suo essere “astratta” ma al tempo stesso onnipresente, capace di controllare ogni nostro momento e di incutere timore con minacce dirette e violente che fanno effetto proprio per il fatto di provenire da un’entità che fisicamente non esiste in senso stretto.

La caratterizzazione di SHODAN fu uno dei motivi che resero l’originale System Shock un titolo di culto, proprio per la gestione originale di questo avversario entrato nella storia come uno dei più pericolosi mai concepiti per un videogioco, con ogni passo dentro la stazione che potrebbe essere l’ultimo del povero hacker, totalmente ignaro di ciò che lo attende in ogni corridoio e dietro ogni porta. L’intreccio narrativo si sviluppa in maniera armoniosa ed efficace dosando bene anche rivelazioni cruciali e colpi di scena, per un racconto che anche 30 anni dopo è ancora memorabile.

System Shock: immersive sim all’ennesima potenza

Ma in fondo anche la stessa essenza ludica di System Shock è rimasta intatta in questo remake. Nightdive Studios non ha voluto stravolgere nulla del classico originale riproponendolo nella maniera più fedele possibile pur non mancando dei rinnovi su menù, interfaccia e sistema di controllo, adattati per venire incontro alle esigenze del pubblico odierno senza però per questo motivo accompagnarlo per mano.

Le mappe sono dettagliate e sofisticate, ma non ci indicano chiaro e tondo quale strada seguire, lasciando che sia l’utente a scoprire cosa fare e come muoversi all’interno dei numerosi piani che compongono la stazione spaziale. Ecco quindi che la raccolta di risorse, che si tratti di oggetti curativi, armi e munizioni, o più semplicemente cianfrusaglie da riciclare per ricevere in cambio gettoni con cui acquistare ulteriori risorse ancora, riveste un ruolo centrale all’interno del gameplay esattamente come i combattimenti dall’approccio tutt’altro che scontato.

System Shock Remake Playstation 5

Complice anche un inventario non troppo capiente e le poche munizioni a disposizione, spesso il confronto diretto con i nemici non è la soluzione ideale e bisogna dunque sfruttare a proprio vantaggio le varie strade alternative che il sofisticato level design ci offre per arrivare ai nostri obiettivi nel modo più rapido e sicuro possibile. Ma nemmeno così è tutto semplice: eccoci alle prese con aree radioattive, rompicapi sempre più complessi e ostilità sempre più numerose ed aggressive che rendono assai ardua la sopravvivenza del nostro hacker.

Risparmiate le risorse!

System Shock non è certo uno di quei giochi che si possono affrontare alla leggera, a fucile spianato e senza strategia: ogni passo va calcolato con attenzione esattamente come ciascuna azione, nella consapevolezza che quei proiettili e quella granata che stiamo per usare su minacce minori potrebbero servirci qualche minuto dopo per respingere un avversario ancora più pericoloso. E quel fucile al plasma va usato con intelligenza, perché se esauriamo le nostre risorse energetiche finiremo per ritrovarci tra le mani un giocattolo inutile che potrebbe, invece, fare la differenza contro i cyborg più temibili.

È qui che risiede la brillante gestione del gameplay di System Shock, rimasta integra anche nel remake: nulla va dato per scontato ed ogni decisione va ponderata, è il solo modo per avanzare nella nostra avventura e proseguire passo dopo passo nell’esplorazione sempre più approfondita di Citadel Station. A nostro vantaggio possiamo comunque salvare la partita in qualsiasi momento, oltre a contare su una funzione di auto-save che ci permette di avere un maggior controllo sullo sviluppo del nostro viaggio attraverso quegli scenari pronti a soffocarci in ogni momento.

Di tanto in tanto non mancano nemmeno sequenze virtuali da vero e proprio shooter, da completare per alterare in maniera significativa la realtà della stazione (sbloccando passaggi, interrompendo specifici sistemi di sicurezza e così via) permettendoci di andare più a fondo nell’esplorazione. Ecco, anche esplorare è un elemento cruciale dell’esperienza offerta dall’opera Nightdive Studios, perché è proprio in questo modo che si scoprono preziosi passaggi segreti o utilissime risorse volte a darci ancora più vantaggi lungo il cammino.

Solo setacciando a fondo ogni stanza, ogni corridoio, ogni area noteremo la bellezza assoluta di un level design tra i più sofisticati offerti dal genere, che ha fatto scuola per tutti gli altri Immersive Sim che hanno preso il concept di System Shock per perfezionarlo ed evolverlo ulteriormente. Il bello però è che System Shock ancora adesso risulta brillante nonostante i tre decenni che si porta sulle spalle e il Remake riesce a ricordarci con efficacia i motivi per cui l’opera originale di Looking Glass Studios è diventata un pilastro dell’industria videoludica.

Emerge così un’avventura che regala totale intrattenimento per quella dozzina di ore necessarie per giungere ai titoli di coda, anche molto di più per chi vuole scoprirne a fondo ogni segreto. E sebbene ci sia ampia personalizzazione dell’esperienza di gioco regolando la difficoltà di più aspetti del titolo (dalla frequenza dei nemici alla complessità degli enigmi, ad esempio), non sottovalutate in nessun modo System Shock Remake: resta un’esperienza dura e pura non alla portata di ogni giocatore, ma proprio per questo alla fine si fa amare profondamente.

System Shock Remake: meglio su PC o console?

Detto ciò, resta pur vero che, per come è strutturato, System Shock Remake grida “old school” a pieni polmoni. È un’esperienza unica che non vuole scendere a compromessi restando il più possibile figlia dei suoi tempi, e proprio per questo i puristi degli Immersive Sim ne resteranno conquistati. Ma per l’appunto, come già accennato, significa anche che la produzione Nightdive Studios per davvero potrebbe non essere ideale per ogni tipo di giocatore data la complessità delle sue meccaniche e della sua impostazione vecchio stampo.

Il sistema di mira, così come navigare tra i menù, richiede infatti un po’ di pazienza per essere padroneggiato, e la sostanziale mancanza d’indizi su come arrivare a ciascun obiettivo – pur essendo comunque presenti alcuni vaghi indicatori sulla mappa – potrebbe non venire incontro alle esigenze di chi cerca un’esperienza più immediata.

Attenzione, questi non sono assolutamente da intendersi come difetti di System Shock Remake, ma semplicemente come un avviso, come un promemoria per chi non conosce bene il gioco originale e crede di ritrovarsi davanti al tipico remake – o remastered – colmo di “quality of life” volti a semplificare l’esperienza per renderla maggiormente adatta ai tempi odierni.

System Shock Remake Recensione 2

In minima parte il Remake queste “semplificazioni” le ha, ma, al contempo, la grande fedeltà al classico del 1994 comporta che soltanto entrando nel mood di System Shock e predisponendosi mentalmente a una sfida diversa dalle attuali consuetudini, si riuscirà a godere appieno dell’essenza di questo classico riverniciato per l’occasione. E se ce la farete, preparatevi a godervi un’esperienza difficile da dimenticare una volta portata a termine.

Semmai si potrebbe fare qualche appunto sulla gestione di controlli ed inventario delle versioni console: in questo caso si vede come l’adattamento da PC non sia stato eseguito a regola d’arte rivelandosi più macchinoso e meno reattivo. Non c’è l’immediatezza e la comodità offerte da mouse e tastiera e, ad esempio, anche solo spostarsi tra le risorse dell’inventario rapido appare meno intuitivo rispetto a quanto avviene invece su computer. Probabilmente, sarebbe servito un adattamento ancora migliore, ma in ogni caso System Shock Remake rimane un gioiello pienamente godibile anche sulle console Sony e Microsoft.

Modernizzare un classico

Nightdive Studios ha optato per una direzione piuttosto particolare sul fronte tecnico: mantenere lo stile in pixel del gioco originale ma al contempo sfruttare i vantaggi dell’alta definizione per offrire un mix visivo tra modernità e classicità. Si tratta di una scelta curiosa ma che nel complesso dimostra di funzionare egregiamente, studiata sempre nell’ottica di offrire un remake fedele al passato ma che al tempo stesso appaia più vicino alle produzioni moderne.

Di sicuro tutto scorre su schermo in maniera fluida e senza alcuna incertezza tecnica, con il framerate che si mantiene stabile e senza l’ombra di bug o glitch rilevanti che compromettano l’esperienza di gioco. In questo modo rimangono intatte le evocative ed inquietanti atmosfere del capolavoro originale, che in tal senso continua ad essere ancora un esempio da seguire per gli odierni Immersive Sim.

Il modo in cui System Shock riesce a coinvolgere e trasportare il giocatore all’interno del suo mondo appare realistico e naturale, facendoci sentire per davvero a bordo della stazione spaziale pronti ad affrontare chissà quali mostruosità nascoste al suo interno, regalando così un’esperienza capace di togliere il fiato in più occasioni.

Il tutto poi condito con un accompagnamento sonoro che acuisce quella sensazione di smarrimento e claustrofobia che permea l’intera avventura. Voci inquietanti, rumori sinistri e passi sordi scandiscono i nostri viaggi attraverso ogni piano di Citadel Station, nel frattempo che le musiche di sottofondo intensificano le oscure tinte horror che donano ancora più caratterizzazione ad un prodotto semplicemente immortale.

Un remake da vivere oggi come nel 1994

Il System Shock del 1994 è stato un’opera cruciale che ha cambiato per sempre il volto degli Immersive Sim e dei videogiochi in generale, con idee fresche ed originali che hanno fatto scuola divenendo una fonte d’ispirazione per ogni sviluppatore negli anni a venire.

Trent’anni dopo il remake di Nightdive Studios mantiene intatta quell’essenza rendendola meritevole di essere vissuta a fondo ancora oggi in ogni sua agghiacciante sfumatura nel frattempo che ci si perde tra i corridoi di Citadel Station affrontando ostilità, rompicapi e atmosfere horror da brividi lungo la schiena. E SHODAN è ancora adesso tra gli antagonisti più spaventosi che il medium videoludico abbia mai offerto.

Certo, System Shock Remake è rimasto quanto più fedele possibile al capolavoro originale in modo così da non snaturarlo, e proprio per il suo stile rigido e stimolante d’altri tempi potrebbe non essere indicato a chiunque al giorno d’oggi. Ma se si padroneggia la sua essenza “old school” si riceve in cambio un’esperienza immersiva come poche altre in circolazione, che saprà ricompensare chi ci ha creduto fino in fondo con trovate ancora adesso geniali e un level design che ha fatto scuola.

Forse su console l’unico limite vero e proprio è rappresentato da una gestione di mira ed inventario non adattata al meglio da PC risultando più lento e macchinoso. Ciononostante, System Shock Remake si dimostra un rifacimento degno del massimo rispetto di ogni appassionato, da chi si avvicina per la prima volta a questo classico fino a chi con il capolavoro originale di Looking Glass Studios ci è cresciuto.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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