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The Cub Recensione

The Cub Recensione: un ottimo platform per Demagog Studio

La prima sorpresa del 2024 è The Cub, platform sviluppato dallo studio indie Demagog Studio e pubblicato da Untold Tales: la recensione

Uno degli aspetti migliori di avere il proprio blog/sito web, chiamatelo un po’ come vi pare, è il fatto di essere pienamente libero di scegliere quali giochi coprire. Tale possibilità trova la sua massima espressione nel campo degli indie. Ogni primo del mese, infatti, inizio la mia ricerca su Google “videogiochi indie in uscita” e, una volta apparsi i risultati, comincio a setacciare il web lasciandomi ispirare principalmente dai trailer e, in misura minore, da ciò che leggo su internet.

È successo, ad esempio, tra novembre e Dicembre con The Highland Song (qui la recensione di The Highland Song) ed è accaduto ancora a Gennaio con The Cub, sviluppato dallo studio indipendente Demagog Studio (Higwater, Golf Club Nostalgia), pubblicato da Untold Tales e disponibile dal 19 gennaio su PC, PlayStation 4 e 5 e Nintendo Switch. The Cub è un platform breve, dalla durata di tre ore circa, forse qualcosina in più, che prende ispirazione dai classici SEGA anni Novanta (Aladdin, Tarzan e il Re Leone), meravigliosamente e interamente disegnato a mano (basta guardare il trailer sottostante per rendersene conto).

The Cub, il trailer Playstation 4 e 5

Dopo la Grande Catastrofe Ecologica, i ricchi fuggono su Marte, condannando i superstiti rimasti al peggior destino possibile (non mancheranno documenti, giornali e diversi collezionabili con cui ricostruire la lore e gli eventi principali che hanno scosso il mondo). Passano alcuni anni e gli abitanti del pianeta rosso decidono di tornare sulla Terra per una ricognizione: quando trovano un piccolo bambino mutante, Cub, cresciuto tra i Lupi e immune al pianeta ostile, cercano immediatamente di catturarlo.

Il sistema Terra è sotto pressione a causa dell’attività di una sola specie, l’homo sapiens. Gli oceani, l’atmosfera, il suolo, gli animali, fanno tutti parte di sistemi complessi e delicati, sensibili e imprevedibili. Ma una cosa è certa, siamo tutti condannati

Elizabeth Colbert – Post Extinction

The Cub, l’orfano custode

E quindi corro, corro senza sapere in che direzione sto andando e ignorando totalmente il mio obiettivo; salto tra un palazzo distrutto e un altro (ottima la responsività dei comandi), tra un carrello di una miniera e un altro perché i binari sono bruscamente interrotti: in quest’ultimo caso, la sessione a piattaforme assume piacevoli sfumature da trial & error. Corro inconscio dei pericoli all’orizzonte mentre ascolto, grazie al mio casco, gli speaker radiofonici di Radio Nostalgia from Mars che, di volta in volta, mettono su dei pezzi clamorosi che le mie cuffie pompano a tutto spiano, in perfetta sintonia con il gameplay e la narrazione.

Scappo attraverso parchi acquatici, rovine urbane e fabbriche abbandonate, in nome di quella libertà a cui non voglio rinunciare, nonostante sia braccato da questi uomini crudeli che le provano tutte per acciuffarmi. E dopo che ogni tentativo di fermarmi fallisce inesorabilmente, il messaggio che il gioco vuole mandare, letto da chi è davanti allo schermo, appare piuttosto chiaro: quei vecchi abitanti terrestri, ora marziani, non sono più i benvenuti e noi, come unici difensori del nostro pianeta, non vogliamo fargliela passare liscia. Secondo me però c’è anche un’altra chiave di lettura che si aggiunge a quella appena descritta.

The Cub Recensione 1

The Cub riesce con successo a rendere il giocatore, il protagonista di una storia particolarmente toccante. Tuttavia, il fatto che questa avventura venga vissuta anche dal punto di vista di un bambino innocente – non a caso le deliziose cutscene fra un capitolo e un altro sono proposte tramite gli stessi disegni che facevo io in prima elementare – fa sì che quel galoppare a tutta velocità senza una meta ben precisa, con tanto di boccacce agli inseguitori, non diventi, in nessun caso, uno scappare vero e proprio, malgrado la realtà sia ben diversa e tragica: The Cub è stato capace di rievocare le medesime sensazioni di gioia, divertimento e spensieratezza di quando rincorrevo i miei compagni di classe in cortile durante la ricreazione.

Punto di arrivo

Entrambe queste visioni, dunque, procedono in parallelo, due rette destinate a non incrociarsi mai. Tutto questo è vero fino all’incontro con un personaggio chiave, Charlie, che sancisce un punto di svolta nel racconto, nella colonna sonora e nella crescita del protagonista. Le sessioni di gioco cambiano di conseguenza, aumentano di pericolosità – ci sarà anche un folle momento bullet hell, inaspettato ma al tempo stesso particolarmente gradito – e la storia sembra finalmente matura, pronta a esplodere in quel dramma che tanto avevo atteso e che, se si fosse verificato, avrebbe comportato pianti a non finire…

The Cub Recensione 2

L’unica critica che mi sento di fare a The Cub è legata alla longevità: se è vero che lato gameplay, le tre ore di campagna hanno funzionato bene poiché hanno permesso a Demagog di esaltare l’ottima varietà negli scenari, nelle fasi platform e in quelle stealth, riducendo al minimo il rischio di monotonia nelle parti giocate, è altrettanto vero che tale durata ha determinato un finale, forse, leggermente affrettato, troppo buono e semplicistico – quasi Disneyano – se consideriamo le premesse e le emozioni che ho vissuto durante l’avventura. Un compromesso che comunque non inficia un’opera solida, che bilancia con sapienza componente narrativa e ludica e che non ho problemi a definire come la prima sorpresa dell’anno.

8.5/10

Andrea Baiocco

Amo la birra, il basket e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake. Scrivo su Lascimmiapensa e su Everyeye mentre provo a parlare su Freaking News.

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