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The Fall Guy Film Recensione

The Fall Guy Recensione: il miglior film di David Leitch?

Abbiamo visto The Fall Guy, il nuovo film diretto da David Leitch con Ryan Gosling e Emily Blunt: la nostra recensione

Il cinema post-moderno di David Leitch non riesce a distinguersi da quello dei tanti cloni post-Tarantiniani di cui l’industria hollywoodiana e internazionale brulica da anni, come visto nel precedente Bullet Train, ma al contrario è davvero al suo meglio quando invece abbraccia l’auto-parodia in chiave meta-narrativa: fu il caso ovviamente col film di supereroi Deadpool 2 del 2018, ma forse è ancora più evidente con il nuovo action The Fall Guy, produzione Universal Pictures che riunisce le star di Barbie e Oppenheimer Ryan Gosling e Emily Blunt.

Remake dell’omonima serie tv anni ’80, che si diverte a citare a più riprese la serie tv rivale Miami Vice (e più in generale Michael Mann, tirato in ballo anche con una esilarante gag su L’ultimo dei Mohicani: sarà per questo forse che non ho potuto non amarlo), The Fall Guy è ambientato dentro e intorno al set cinematografico di un nuovo blockbuster fantascientifico (che richiama non poco Dune di Denis Villeneuve, la cui colonna sonora è ripresa espressamente) e racconta la storia di uno stuntman (Gosling) che, ancora innamorato della regista con cui lavorava un tempo (Blunt), dovrà aiutarla a ritrovare la star del film in questione (Aaron Taylor Johnson), che forse si è messa nei guai con la malavita di Sydney, città che ospita le riprese del film.

Siccome non siamo in Effetto Notte di François Truffaut, quando Leitch si mette in testa di provare a ragionare sul mezzo-cinema i suoi sforzi risultano estremamente goffi (vedasi la scena con lo split-screen: metafora della separazione dei due personaggi principali spiegata per filo e per segno dal dialogo dei due personaggi e risottolineata dalle identiche movenze che compiono a favore di camera: e ricaschiamo nel post-moderno), ma per fortuna The Fall Guy è principalmente una commedia romantica non tanto su un uomo e una donna ma sugli stuntman e sul lavoro quotidiano degli ‘eroi invisibili’ di Hollywood.

David Leitch, che nasce come stuntman (e che ha creato con il collega ex stuntman Chad Stahelski la saga di John Wick, dalla quale si è allontanato dopo il primo capitolo), si diverte un mondo nel mondo di The Fall Guy, perché il mondo di The Fall Guy è il suo mondo: Gosling (già stuntman in Drive di Nicolas Winding Refn) è perfetto nella parte, che esalta tutte le sue doti da attore di commedia, ma il vero piacere è assistere a come la finzione del cinema entri in contatto con la realtà degli stuntman (il record di capovolgimenti dell’auto fatto da Colt/Gosling è autentico: prima di The Fall Guy apparteneva a Casino Royale con Daniel Craig, con 7 cappottamenti) tra deepfake e auto-sottrazione dell’ego, un affascinante ossimoro per questi uomini duri e puri che per lavoro devono apparire il meno possibile.

Un piccolo grande cult, una lettera d’amore ad un’intera categoria, un cavallo di Troia (chissà) per spingere l’Academy ad ufficializzare il tanto agognato Oscar per il miglior stunt: da non perdere per gli amanti dei belli impossibili, delle storie d’amore e del cinema.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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