Thunderbolts* Recensione: molto più di un asterisco Marvel
A qualche mese dall’uscita di Captain America: Brave New World, e con la prima stagione della nuova serie tv Daredevil: Rinascita da poco conclusasi sulla piattaforma di streaming on demand Disney+, il Marvel Cinematic Universe continua sul grande schermo con Thunderbolts*, ultimo capitolo della cosiddetta Fase 5 e trampolino di lancio per l’atto finale della Saga del Multiverso.
Con le riprese dell’attesissimo Avengers: Doomsday attualmente in corso nel Regno Unito e gran parte del cast di questo nuovo film originale già confermato per il crossover dei Fratelli Russo durante la istantaneamente iconica ‘diretta streaming con le sedie’, Thunderbolts* si presenta con un obiettivo preciso in mente.
Non è solo la continuazione e la chiusura di tante sottotrame sparse iniziate negli scorsi anni tra film e serie tv Marvel, ma anche un interessante ibrido tra il blockbuster hollywoodiano e il character-study più tipico del cinema indipendente. Non a caso, alla regia troviamo Jake Schreier, autore dell’acclamata serie tv di Netflix Beef, qui al film più importante della sua carriera: il risultato non è solo positivo, è ottimo!
Thunderbolts*: grandi attori, grande Marvel
La definizione di ‘Asterisco’: “Segno grafico a forma di stelletta ( * ) che serve di richiamo a note marginali o a piè di pagina, o per indicare lacuna od omissione volontaria nel testo“.
Ecco nel contesto di Thunderbolts*, che ha un asterisco nel titolo ufficiale per un motivo specifico che non vogliamo spoilerare (ma ricordate la serie tv The Falcon & The Winter Soldier che nell’ultimo episodio cambiava titolo?), le note marginali sono personaggi secondari in cerca d’autore e con la sindrome del protagonista: nella sceneggiatura sapiente e raffinata di Eric Pearson (ormai istituzione della Marvel) e soprattutto Joanna Calo (autrice di The Bear e della già citata Beef) questi anti-eroi un po’ sfigati e demoralizzati dalla vita analizzano il proprio essere per diventare altro e trasformarsi.

Coerentemente quindi, in un film Marvel (che da tempo sta analizzando se stessa in maniera meta-cinematografica, come abbiamo detto più volte) a metà tra un blockbuster e un approccio indie, e tutto incentrato sul bisogno di cambiamento e sull’auto-migliorarsi, ci si accorge che bisogna evolversi: di smettere di essere note marginali o frammenti a piè di pagina, di spogliarsi dei propri asterischi. Ottimo cinema pop maturo e consapevole, un grande film Marvel che preannuncia innumerevoli stravolgimenti all’orizzonte…
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