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Trap Recensione: M Night Shyamalan insegna l’arte del thriller

La recensione di Trap, il nuovo film di M Night Shyamalan con protagonista Josh Hartnett disponibile al cinema

Ad un anno e poco più dal post-apocalittico Bussano alla porta ( se ve la siete persa, ecco la recensione di Bussano alla porta), il maestro del brivido e dei colpi di scena M Night Shyamalan torna con l’ennesimo film teorico della sua carriera, il thriller da manuale Trap, a metà tra i mostri di Split e Glass e la narrazione in tempo reale di Old.

Nel periodo dei film musicali e dei film-concerti al cinema, Shyamalan ambienta la sua sceneggiatura di fronte al palco dello show di una pop-star idealizzata, Lady Raven (interpretata da sua figlia Saleka Shyamalan), e affida all’attore Josh Hartnett (visto l’ultima volta nel film Premio Oscar Oppenheimer) il ruolo più difficile della sua carriera.

Trap: il trailer del film

L’attore nato a Saint Paul è un serial killer dalla doppia personalità, il Macellaio, che in questo momento si sta comportando da padre modello e ha accettato di accompagnare la figlia tredicenne (interpretata da Ariel Donoghue) al concerto della di lei artista preferita. Ma il concerto è una trappola, perché l’FBI ha saputo in qualche modo che il Macellaio avrebbe partecipato all’evento: sarà una giornata padre-figlia a dir poco indimenticabile.

Il serial killer che non uccide

L’uomo adulto bianco fuori posto nella società diventa uno psicotico geniale fuori posto ad un concerto di teenager, e la sua alienazione è quella di chi non capisce i gusti e le tendenze degli altri (il mondo che non fa per lui), ma anche il modo in cui Shyamalan torna a guardare da dentro l’industria dell’intrattenimento e soprattutto noi che la guardiamo dal di fuori.

II palco come grande schermo e il pubblico come platea seduta in sala, mentre il gioco di gatto e topo allestito per noi confonde i ruoli e li ribalta di continuo (geniale la scelta di un serial killer che nel corso del film non uccide mai, forse la prima volta nella storia del cinema), al ritmo di colpi di intuizioni geniali e suggestioni psicanalitiche (come sempre nel cinema di Shyamalan).

Trap Josh Hartnett

In meno di due ore, Trap diventa così un saggio hitchcockiano sulla suspense, una lezione sull’arte del thriller condotta dal maestro Shyamalan – che si regala un cameo in stile Alfred Hitchcock – secondo i ritmi narrativi e di scambi di punti di vista di Psycho (non diciamo altro), che a partire dal gigantismo dello show musicale ad alto budget va ad infilarsi in trappole sempre più piccole e più intime, ragionando sul valore dei primissimi piani, delle soggettive e delle dirette Instagram.

Un’opera, Trap, facile da liquidare con superficialità, che però nasconde chiavi di lettura sul genere, l’intrattenimento e la realtà sociale contemporanea che solo i maestri sono in grado di mettere in scena con questa sapienza e con questo senso del racconto.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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