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Un Colpo di Fortuna Recensione

Un Colpo di Fortuna Recensione: Woody Allen fa 50

Woody Allen, con un Colpo di Fortuna, firma il suo 50esimo lungometraggio, un thriller mascherato da commedia girato in francese a Parigi.

Presentato fuori concorso alla 80a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e in uscita questa settimana in Italia, arriva sul finire di questo 2023 Un colpo di fortuna, noto anche con il titolo originale Coup de chance, cinquantesimo lungometraggio della carriera di Woody Allen, che alle soglie dei 90 anni (88 compiuti) si sposta a Parigi per una finta-commedia che agisce come un thriller o un thriller vestito come una commedia d’amore tutta girata in francese, a Parigi, con un cast locale che include Lou De Laâge, Niels Schneider, Valérie Lemercier e Melvil Poupaud.

La storia di Un colpo di fortuna, che come da tradizione nell’ipertesto dell’autore avrà a che fare con l’importante ruolo che il caso e la fortuna giocano nelle vite dell’uomo (un filone classico della letteratura che risale alla tragedia greca e che il cineasta di Manhattan ha saputo raccontare come pochi) è quella di Fanny e Jean, all’apparenza la coppia di sposi ideale, ma anche la storia di Alain, un ex compagno di liceo di lei che, dopo un incontro fortuito, è destinato a sconvolgere gli equilibri del loro quotidiano.

Un colpo di fortuna: un colpo da maestro

Quinto capitolo della ‘saga della luce’, come potrebbe essere considerato il filone di film fotografati da Vittorio Storaro e iniziato con Café Society, Colpo di fortuna si riallaccia ai tanti lavori alleniani incentrati sul (e ambientati dentro) il mondo del crimine, attraverso i quali, con più o meno malizia o più o meno ironia, di volta in volta l’autore è tornato ciclicamente – da Crimini e Misfatti all’hitchcockiano Irrational Man – per inquadrare gli uomini e le loro relazioni da un punto di vista kafkiano, quasi sempre paradossale, con protagonisti spesso messi alle strette dagli avvicendamenti di situazioni dettate dai capricci di un’esistenza casuale.

La vita come caso, come colpo di fortuna, che chiaramente entra in contrasto con la vita cinematografica, predeterminata dalla volontà dell’autore: il testo teatrale alleniano – mai stato così saturo di colori come durante la collaborazione con Storaro, le cui sfumature di colori a volte diventano anche preponderanti su tutta la messa in scena: basti pensare a come questo film, spaccato in due da un momento fulminante di assoluta tragicommedia, va a stemperare gli ocra accesi della prima parte, quella dell’innamoramento, con gli acquerelli più spenti della seconda – muove le fila guardando il triangolo scaleno dei protagonisti dall’alto, come fa lo straordinario Melvil Poupaud (che abbiamo visto recentemente in One fine morning) coi suoi trenini in diorama e i suoi discorsi sulla creazione della fortuna.

Un Colpo di Fortuna Recensione 1

Il montaggio serrato della scena finale, che come in un film action unisce insieme tre sequenze diverse fino al climax risolutivo, gioca sapientemente con la suspense e le aspettative del pubblico, lasciando in bilico il lieto fine o il suo contrario fino all’ultimo istante: il colpo da maestro (e non di fortuna) di un genio che conosce il suo pubblico e che sa che siete fissati con Match Point.

VOTO: 3,5/5

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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