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Until Dawn Remake

Until Dawn Recensione: il Remake di cui pensavamo aver bisogno

La recensione di Until Dawn Remake, l'opera di Supermassive Games tirata a lucido grazie all'Unreal Engine 5

Ce n’era bisogno? Ne avevamo bisogno? Era meglio una nuova IP? Con mollica o senza? Vuoi quel vino lì o lascio la birra? Sono domande che, subito dopo l’annuncio del Remake di Until Dawn, sono sopraggiunte improvvisamente. Penso che no, non ne avevamo bisogno (a proposito di remake, ecco la recensione di Silent Hill 2). Lo dico in modo brutale, consapevole che potrei attirarmi le ire di coloro che, al contrario, sono ben contenti di rivivere l’esperienza fino all’alba di un gruppo di adolescenti squattrinati che sono tornati volontariamente sulla scena di una tragedia.

E il bello è che lo hanno fatto sperando di poter ricominciare, di lasciarsi tutto quanto alle spalle e di poter rivivere l’emozione del passato senza stare a guardare troppo cosa si ha attorno. Tipo qualcuno che non ha uno, ma ben due motivi per creare un certo disagio agli occupanti. Until Dawn Remake ci fa capire che a volte è meglio organizzare una pizzata.

Quando al tempo fu pubblicato, attirando gli occhi sognanti di tanti appassionati e di personaggi illustri del panorama, Until Dawn appariva come un’evoluzione completa e complessa dell’avventure narrative. È reale asserire che abbia fatto scuola nel corso del tempo, specie a seguito delle altre opere di Supermassive Games, alcune delle quali incentrate sugli incubi che la cultura pop si è portata appresso per gran parte del tempo, tra film, canzoni e altri videogiochi.

Quella volta in montagna

Siamo in California ma non a Orange County e neppure a Newport Beach. Toglietevi dalla testa l’idea di farvi una tintarella e cose di questo genere. Servono invece un cappotto caldo, un berretto e pure qualche litro di caffè. Gli amici sono gli stessi del capitolo precedente, con i loro pro, contro e i tratti distintivi consultabili dal menu delle opzioni. Attraverso di esso, infatti, si possono imparare le affinità, gli interessi i e molto altro. No, sia chiaro: non si tratta di un dating sim, non c’è tempo di chiacchierare e non c’è modo di rasserenarsi.

La produzione, al tempo, metteva sin da subito in chiaro cosa volesse raccontare e, soprattutto, come. Due ragazze, Hannah e Beth, schioppano a causa di un episodio di bullismo scatenato dagli amichetti un po’ stronzi che pensano sia bene giocare con i sentimenti di quest’ultima. Gli amichetti, dopo un periodo di silenzio, a un anno dall’episodio che avrebbe dovuto cambiarli, si ritrovano nello stesso luogo della tragedia.

Until Dawn Remake 1

Qualcuno penserebbe, come già accennato, che possono essere cambiati e maturati, che possano aver compreso di essere nel torto. Invece, ecco: no. Non lo hanno capito. Anzi, ammetto che sono pure peggiorati. Al tempo provavo compassione e simpatia per Sam, l’unica protagonista con un po’ di sale in zucca. Nei confronti di Matt e compagni, invece, ho sempre provato un sentimento misto tra la frustrazione e il fastidio universale. Oggi come allora, dunque, sono scritti bene. Ammetto di aver tifato per le creature della montagna, di averli salvati tutti e di averli fatti uccidere di proposito.

La qualità del Remake di Until Dawn

L’operazione “Until Dawn Remake“, nel suo complesso, la capisco solo per chi è possessore di un PC e non ha mai avuto modo di giocare prima di oggi l’esperienza. Alcuni cambiamenti sono stati comunque apportati, e mi riferisco alla grafica, ora in Unreal Engine 5, al miglioramento delle espressioni facciali del protagonista ma, soprattutto, al cambio di rotta inerente alle canzoni e musiche.

Posso dire, ecco, che preferivo di gran lunga quelle precedenti? Che alcune di esse hanno un pochino fatto perdere il ritmo delle vicende e dissolto quel velo che mi sarebbe piaciuto vivere pienamente? Lo dico. E dico pure che, nonostante qualche cambiamento in fatti di scenografia, il resto è esattamente come lo ricordavamo.

Until Dawn Remake 2

In generale, se vi aspettate di vivere un’esperienza diversa rispetta a quella del 2014, sappiate che non sarà così. Segnalo inoltre che la disponibilità del videogioco nella sua versione originale è stata soppiantata dal remake. Una scelta che, per quanto mi riguarda, ho trovato davvero insensata e per nulla elegante, specie per chi ha vissuto l’esperienza – magari in digitale – sulla passata generazione della console Sony.

Di scelte e conseguenze

Until Dawn Remake accoglie il game design di tante altre opere narrative. L’obiettivo è compiere delle scelte in base alle situazioni che si presentano, optando per ciò che si preferisce e cercando di non farsi uccidere – anche se potrebbe effettivamente essere difficile, all’interno dell’opera. Anche su questo fronte non c’è alcun cambiamento: tutto è rimasto profondamente inalterato e intaccato. È come lo era in passato. Liscio, sereno, tranquillo – più o meno – e sempre di grande impatto, specialmente scenico.

Come già esplicato, la trovo un’operazione nostalgia che non apporta ulteriori modifiche e novità. È quasi un videogioco che non ha cambiato alcunché e non ha fatto ulteriori passi avanti, e che non ha inserito nulla di quanto si era già visto in passato. Considerando che è venduto a un prezzo davvero esoso per cosa offre, è bene farlo proprio in un momento diverso, magari quando c’è qualche sconto dell’ultimo minuto. In quel caso, come già sottolineato, evviva. Potrete rovinare la vita a dei ragazzini stronzi come preferite.

Nicholas Mercurio

Cosa succede se unite letteratura, tanta curiosità e un mix letale di videogiochi indipendenti e di produzioni complesse? Otterrete Nicholas, un giovane virgulto che scrive tanto e vuole scrivere di più. Chiamato "Puji" ben prima di nascere, dovete dargli una penna per tenerlo calmo. O al massimo un pad.

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