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WWE 2K25

WWE 2K25 Recensione: il titolo mondiale è ancora lontano

Con WWE 2K25 la serie resta una certezza per gli appassionati di Wrestling ma la nuova iterazione non compie passo avanti significativi

I giochi dedicati alla WWE sono tornati ad essere una certezza per i fan. I tempi del disastroso WWE 2K20 sono fortunatamente un lontano ricordo e negli ultimi anni la serie targata 2K e Visual Concepts si è distinta per giochi di qualità divertenti da giocare e straripanti di contenuti pur continuando a mostrare margini di miglioramento.

WWE 2K25 poteva essere l’occasione giusta per fare il proverbiale salto di qualità, tuttavia ancora una volta manca qualcosa per renderlo un vero e proprio main eventer. Anzi, tolte poche novità (e non tutti di valore), l’ultima iterazione sembra rimasta ferma all’anno scorso. Il che non è necessariamente un male data la qualità degli episodi più recenti, ma di certo anno dopo anno diventa sempre più difficile restare stupiti.

Cara vecchia, nuova WWE

Partendo direttamente dal gameplay nudo e crudo, WWE 2K25 è praticamente lo stesso gioco di un anno fa, riprendendo tutti i punto forti e gli aspetti meno riusciti di WWE 2K24 (eccovi la recensione di WWE 2K24) e dei giochi precedenti. L’azione sul ring resta sempre coinvolgente grazie al solito riuscito mix di simulazione e arcade che permette di dare vita a battaglie intense e spettacolari, ma persistono i problemi di IA avversaria così come i bug che certe volte vanno ad influire negativamente sul corretto svolgimento dei match.

Parlando di quest’ultimi non manca anche stavolta qualche nuova aggiunta: dopo tantissimi anni fanno ritorno gli Intergender Match permettendo così di mettere wrestler maschili e femminili gli uni contro le altre senza alcuna limitazione, mentre il Bloodline Rules Match è una nuova tipologia di combattimento senza regole che permette di impostare un tot di interferenze esterne durante lo svolgimento dell’incontro in modo così da renderlo sempre più imprevedibile.

C’è anche l’Underground Match che si svolge in un ring senza corde e con atmosfere in stile Fight Club, con tanto di ring circondato da vari wrestler come se fosse un Lumberjack Match. Non si tratta di chissà quante aggiunte, ma ci può stare: i giochi WWE offrono ormai un elenco estremamente abbondante di match differenti e di conseguenza c’è tutto quello che un appassionato della disciplina può desiderare.

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A conti fatti dunque il problema resta più il sostanziale immobilismo del gameplay, sempre solido ma che non fa nulla per migliorare o rendere ancora più realistica l’azione in-ring. A distanza di tre anni dalla ripartenza del brand con WWE 2K22 sono stati pochi i passi avanti in tal senso, con 2K che sembra un po’ giacere sugli allori anche a causa della totale mancanza di concorrenza sul mercato (e la nostra recensione di AEW Fight Forever vi ricorda perché questa non è stata una valida alternativa).

Tale sensazione non viene trasmessa soltanto dal gameplay vero e proprio, ma anche da vari dettagli collaterali: le entrate in scena dei wrestler, ad esempio, sono rimaste le medesime dell’anno scorso non tenendo dunque conto di eventuali cambiamenti nelle movenze o nelle personalità degli atleti: per fare due esempi, Tiffany Stratton continua ad avere lo stesso ingresso dei suoi primissimi anni in WWE nonostante oggi sia una star molto più grande e con un’aura differente, mentre Drew McIntyre continua ad entrare con la sua spada nonostante da molto tempo l’abbia ormai abbandonata.

Movenze ed animazioni restano uguali al passato con ben poche differenze e persino molti costumi non sono stati adeguatamente aggiornati. Chiaro, le musiche d’ingresso sono al pari con l’attuale WWE reale e non mancano diversi nuovi volti (come Jacob Fatu, Tama Tonga e Tonga Loa oltre a tante star aggiuntive di NXT), ma è da questi aspetti che si evince come Visual Concepts si stia limitando sempre di più a riciclare quanto già fatto negli scorsi anni anziché creare contenuti realmente nuovi.

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Un discorso che volendo si potrebbe pure estendere all’Editor, sempre ricchissimo e potentissimo ma comunque sempre con gli stessi contenuti per la creazione di lottatori, arene, show e quant’altro. A 2K dice bene che la base dei suoi giochi è comunque molto solida permettendole di confezionare comunque un prodotto valido, ma a lungo andare questo alone di immobilismo che inizia a permeare i giochi WWE potrebbe farsi sempre più pesante se non si escogita qualche update realmente concreto e approfondito.

WWE 2K25: tributo ai Samoani

Quest’anno il 2K Showcase è interamente dedicato alla Bloodline, alla dinastia samoana che da decenni sforna wrestler che hanno fatto la storia di questa disciplina partendo dall’originale patriarca, il leggendario Peter Maivia nonno di Dwayne “The Rock” Johnson fino a Roman Reigns, protagonista assoluto di WWE 2K25 con tanto di copertina a lui dedicata.

Nel mezzo trovano spazio tanti nomi iconici come il già citato The Rock, i compianti Yokozuna, Rosey ed Umaga, Rikishi ed i suoi tre figli (Jey Uso, Jimmy Uso e Solo Sikoa, lottatori di punta dell’attuale WWE) per poi passare anche a donne come Nia Jax, Tamina e Naomi discendenti o imparentate con altri wrestler samoani della stessa dinastia.

Attraverso un totale di 18 incontri si rivivono le gesta di questa potente famiglia ma non solo rivivendo combattimenti realmente accaduti: in alcuni casi si svolgono Dream Match immaginari tra lottatori appartenenti a generazioni diverse mentre in altri ancora si riscrive la storia stessa della WWE con match dagli esiti diversi rispetto a quelli realmente accaduti.

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Di per sé dunque l’idea di impostare lo Showcase in questa maniera è simpatica e permette anche di variare un po’ dagli schemi tipici di questa modalità che comunque anno dopo anno si sta facendo sempre più stantia: la medesima impostazione ad obiettivi inizia a farsi sempre più ridondante e quest’anno hanno pure avuto la tutt’altro che brillante idea di inserire gli obiettivi a tempo che, se falliti, impediscono di sbloccare determinate ricompense costringendo dunque a rigiocare l’intero match.

2K avrebbe seriamente bisogno di pensare a qualche idea rivoluzionaria per questa modalità: stavolta gli dice bene perché tutta incentrata su numerose star che hanno fatto la storia di questo spettacolo senza contare la magistrale narrazione del manager Paul Heyman che dona una marcia in più all’introduzione di match e personaggi, ma ormai si fa sempre più urgente la necessità di pensare a qualcosa di diverso.

A proposito di idee innovative, la grande novità di WWE 2K25 è rappresentata da The Island (unicamente disponibile su PS5 e Xbox Series X/S), una grossa area liberamente esplorabile sul modello della The City vista nei giochi di NBA 2K e che anche in questo caso vede sempre Roman Reigns come protagonista principale.

Il Tribal Chief ci invita infatti nella sua isola con lo scopo di diventare a nostra volta dei leader affrontando le innumerevoli sfide offerte da questo gigantesco luna park tutto a tema Wrestling. Una volta creato il nostro personaggio e completato il tutorial si inizia a fare sul serio portando avanti un poco alla volta tutte le sfide offerte da Reigns e dagli altri wrestler che popolano l’area.

Sulla carta si tratterebbe di un’aggiunta in grado di portare una ventata d’aria fresca all’interno dei giochi WWE 2K, peccato solo per uno specifico dettaglio: è una modalità totalmente sacrificata all’altare delle microtransazioni, rese estremamente invasive. Il solo modo per potenziare il nostro personaggio, dalle statistiche piuttosto deboli all’inizio) è infatti spendendo il credito in-game VC che tuttavia si guadagna in quantità davvero esigue nei normali incontri.

Considerato che andando avanti in The Island le missioni si fanno sempre più impegnative a causa del nostro wrestler non adeguatamente sviluppato, appare di fatto palese che questa nuova modalità sia stata studiata proprio con lo scopo di spingere la maggior parte degli utenti verso una spesa più o meno massiccia di denaro reale in microtransazioni pur di ottenere VC aggiuntivi in corpose quantità per sviluppare al meglio il protagonista. Di conseguenza il rischio è che passi velocemente la voglia di approfondire ulteriormente The Island vista la sua impostazione “mangiasoldi” decisa da 2K, ed è un vero peccato perché di base i suoi contenuti sarebbero pure interessanti.

AMMUTINAMENTO!

A risultare invece un vero piacere da giocare in WWE 2K25 è la nuova storia pensata per MyRISE, la modalità Carriera da vivere nei panni di un wrestler da noi creato. Stavolta la vicenda ruota tutta attorno all’ammutinamento da parte dei lottatori di NXT verso il main roster (rappresentato da Raw e SmackDown) e la dirigenza WWE, dando vita a un moto rivoluzionare che porta alla nascita di Mutiny, una fazione sempre più grande e con l’obiettivo di ottenere il controllo della WWE per rivoluzionarla dalle sua fondamenta, ricorrendo anche a metodi ben poco ortodossi pur di riuscire nello scopo.

La nuova MyRISE fonde in una sola realtà le carriere del wrestler maschile con quella femminile, e nel corso della storia saremo chiamati a prendere diverse decisioni che cambieranno non solo il background dei protagonisti ma anche l’evoluzione della vicenda stessa con esiti talvolta imprevedibili. Siamo davanti a una storia che regala grande intrattenimento, seppur più breve rispetto alle MyRISE viste negli episodi precedenti.

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Certo, c’è la possibilità di rigiocarla prendendo decisioni differenti, ma forse si poteva fare qualcosa per renderla più longeva e consistente senza farla durare una manciata di ore, un po’ un peccato considerato che riesce a regalare grandissimo intrattenimento, forse anche di più altre MyRISE passate.

Che altro ci sta per riempirsi di mazzate?

Per il resto ci si intrattiene con la modalità MyGM che quest’anno può essere giocata anche fino a quattro giocatori e pure online contro altri utenti, presentandosi tra l’altro con molte più opzioni per i match e per rendere l’evoluzione dell’annata più imprevedibile tra bonus, malus ed extra vari tra sorprese ed imprevisti da gestire.

La modalità MyFaction a base di carte invece non si presenta particolarmente stravolta, se non altro però in questo caso si notano microtransazioni meno invasive (almeno qui, già basta The Island) e di conseguenza ottenere carte di gran valore con le superstar più rilevanti appare più semplice rispetto agli anni passati.

Come consueta ciliegina sulla torta c’è poi l’immancabile Universe che, da vero sandbox qual è, lascia ai giocatori la libertà totale di dare vita alla propria WWE attraverso specifici calendari, roster, show, rivalità e quant’altro ancora. Quest’anno dopo una lunga assenza hanno fatto ritorno i Promo, intermezzi in cui i wrestler “parlano al microfono” andando così ad alimentare ulteriormente le rivalità in corso, ma la loro reintegrazione lascia ancora spazio a numerosi margini di miglioramento.

Un applauso va fatto invece al roster, più immenso che mai: contando ogni singolo wrestler attuale, leggenda, manager ed eventuali varianti (senza poi dimenticare i futuri DLC) ci si avvicina alla mastodontica bellezza di quasi 400 personaggi disponibili, un qualcosa di letteralmente fuori di testa.

Qualche riserva invece sulla grafica, che alterna alcune cose mozzafiato ad altre che sembrano invece vecchie di oltre una generazione: gli ingressi in scena degli atleti così come la maggior parte dei sono modelli poligonali hanno ora raggiunto un realismo quasi estremo e sono dunque un vero spettacolo da vedere esattamente come la caratterizzazione di tutte le arene riprese dai veri show della WWE.

Le cutscene e relative animazioni, gli intermezzi parlati e la resa del pubblico, invece, lasciano ancora molto a desiderare e non sembrano di pari passo con l’evoluzione degli altri aspetti chiave della resa visiva del prodotto. Almeno la nuova colonna sonora su licenza offre brani più spettacolari e coinvolgenti rispetto alla tracklist di WWE 2K24.

Il main event è ancora un miraggio

Arrivati a questo punto la serie WWE 2K ha raggiunto una sua dimensione ben chiara: le ultime iterazioni del brand si sono rivelate solide e coinvolgenti, e WWE 2K25 non fa eccezione risultando un altro riuscito esponente, con tutto ciò che serve in termini di contenuti per soddisfare ancora una volta gli appassionati.

Tuttavia, appare evidente come 2K e Visual Concept stiano iniziando a giacere sempre di più sugli allori non offrendo reali novità o migliorie a una formula ludica ben collaudata ma che non sembra aver compiuto chissà quali passi avanti. Di sicuro la base su cui poggia l’intera produzione resta solida sia in termini di gameplay che di modalità e opzioni disponibili, ma al tempo stesso ancora una volta persistono i problemi ludici e tecnici storici della serie e gli aggiornamenti fatti sono troppo marginali per risultare significativi.

A fronte di una modalità MyRISE quest’anno più coinvolgente che mai (ma anche più breve), un roster sconfinato con poche mancanze rilevanti, un quantitativo sempre più vasto di match e personalizzazioni e il sempre impressionante editor (valorizzato da una community online che ogni anno sa come regalare grandi sorprese) si notano le modalità MyFaction, My GM e Universe che restano sostanzialmente uguali a loro stesse con ben poche novità.

Il 2K Showcase che anno dopo anno si fa sempre più stantio nell’esecuzione nonostante le belle tematiche di base, e l’inedita The Island sacrificata all’altare delle microtransazioni. Ma soprattutto si nota un gameplay che rimane sostanzialmente inalterato trascinandosi le qualità ma anche i limiti degli anni passati.

Anno dopo anno si fa sempre più concreto il rischio che gli attuali giochi WWE diventino solo un mero update dell’iterazione precedente, e la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente se 2K non interviene con qualcosa di molto più sostanzioso rispetto a quanto fatto finora.

La fortuna di WWE 2K25 è di poggiarsi su fondamentali ormai solide e ben collaudate che permettono a prescindere di confezionare un buon prodotto complessivo. Ma continuando su questa strada i futuri WWE 2K continueranno a restare dei midcarder senza mai compiere il definitivo salto nel main event.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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